1861-2011: 150 YEARS OF ITALIAN HISTORY AND 150 YEARS OF WINE HISTORY

La meravigliosa ascesa del vino italiano raccontata a Benvenuto Brunello
 
Il vino Brunello di Montalcino diventa simbolo della storia dell’enologia nazionale
 nei 150 anni dell’Unità d’Italia.
 
Da secoli Montalcino è conosciuto per i suoi ottimi vini ed il suo “vino-simbolo”, il Brunello,che ha una storia antica quanto quella dello Stato italiano. L’intreccio indissolubile tra le vicende storiche dell’Italia e quelle che hanno portato alla nascita della cultura e della tradizione enologica del nostro paese è al centro del talk show televisivo condotto dal giornalista Daniele Cernilli in programma per la giornata di venerdì 18 febbraio. All’interno dell’evento è presentata l’anteprima della puntata del programma RAI “La storia siamo noi” di Giovanni Minoli dedicata ai 150 anni della storia del vino italiano. Questa storia viene raccontata a partire dalle sue origini, rappresentate dallo sfuso tipico delle osterie di metà ‘800, per arrivare fino alle bottiglie servite nei ristoranti di lusso di New York, Londra e Beijing: un percorso di cui il Brunello è un protagonista emblematico e che è narrato attraverso la testimonianza di alcuni suoi protagonisti come Biondi Santi, Ricasoli, Gancia, Carpenè, Rallo, Rivella, Cinelli Colombini, ecc.
 
L’Italia del vino inizia la sua storia da un umile punto di partenza: negli anni in cui avvenne l’unificazione del Paese, l’agricoltura italiana produceva quasi solo vini da autoconsumo mentre le bottiglie di pregio erano quasi tutte importate dalla Francia. La produzione nazionale era di 24,4 milioni di ettolitri, molto inferiore a quella d’oltralpe di 68 milioni di hl. Le esportazioni erano scarsissime (200/300 mila hl l’anno), mentre la Francia nel 1866 ne esportava già 3 milioni. In questo scenario, il rinascimento del vino toscano ha tre protagonisti indiscussi: il Chianti con i Ricasoli al castello di Brolio, il Chianti Rufina e Pomino con gli Albizi e poi i loro eredi Frescobaldi, il Brunello di Montalcino con i Biondi Santi.
 
Il nome del Brunello deriva dalla vite tradizionalmente coltivata a Montalcino che alla metà dell’Ottocento viene identificata come una varietà del Sangiovese. Nello stesso periodo, tra il 1865 e il 1869, i proprietari di alcune fattorie intensificano le loro vinificazioni dell’uva di Brunello affinando il vino in botte. Il risultato è eccellente: produrre un vino rosso con 4-5 anni di invecchiamento era qualcosa di eccezionale in Italia, appannaggio esclusivo dei prestigiosi vini francesi.
 
Vero fautore di questo incredibile successo è Clemente Santi, proprietario della fattoria del Greppo ma farmacista di professione, un uomo colto capace di trascinare gli altri proprietari della zona e il nipote Ferruccio Biondi Santi a seguire il suo esempio.
 
In questi anni il Brunello è un gigante per qualità ma un nano commerciale. Ecco che Tancredi Biondi Santi, succeduto al padre Ferruccio, riunisce le forze dei vignaioli montalcinesi e crea, nel 1926, la Cantina sociale Biondi Santi e C. che spedisce il vino persino negli Stati Uniti.
 
L’inizio del Novecento rappresenta un periodo difficile per il vino: la fillossera distrugge i vigneti in tutta Europa e tra il 1879 e il 1914 scompaiono 600.000 ettari di vigneto soprattutto in Sicilia, Puglia, Sardegna, Calabria e Piemonte. In questo scenario Tancredi Biondi Santi non si arrende e ripianta il Sangiovese e imposta la sua cantina per produrre solo vini di pregio. È lui l’anello di congiunzione fra i pionieri del passato e i successi di oggi.
 
L’inizio del nuovo secolo segna anche l’avvio della discussione sulla tutela delle denominazioni di origine dei vini tipici. Il primo convegno avviene ad Alba nel 1909 ma ci vorranno ancora cinquant’anni per veder nascere le denominazioni di origine. Infatti l’epoca fascista si caratterizza per un notevole disinteresse nei confronti del vino e l’unico significativo apporto alla qualificazione dell’enologia nazionale è rappresentato dal Decreto Legge del 1926 sulla tutela dei vini tipici. In Italia nel 1927 il governo fascista sopprime 25.000 osterie delle 180.000 esistenti. In pochi anni i consumi di vino si contraggono del 30%.
 
Dal 1950 in poi la storia del vino conosce un grande impulso: la legge che istituisce le DOC è del 1963 e, ad oggi, ci sono 56 DOCG, 330 DOC e 118 IGT. Anche i centri di ricerca si sono consolidati nel corso degli anni. Nel 1960 viene istituita l’Enoteca Italiana come vetrina della migliore produzione nazionale di vino. Nel 1966 nasce Vinitaly, una vera e propria fiera commerciale con cadenza annuale e sede a Verona.
 
È proprio nella seconda metà del Novecento che il Brunello si trasforma da una prelibatezza per pochi a un simbolo mondiale del migliore Made in Italy. Oggi si producono 7 milioni di bottiglie di Brunello e 3 e mezzo di Rosso di Montalcino. Nel 1966 il Brunello ottiene la denominazione DOC, nel 1967 viene costituito il Consorzio e nel 1980 il Brunello è il primo vino italiano ad avere la DOCG. Moltissimi i riconoscimenti che comprovano la qualità del vino: nel 1999 la prestigiosa rivista statunitense Wine Specator inserisce un Brunello fra i 12 migliori vini del XX secolo e nel 2006 incorona un Brunello in cima alla classifica mondiale. Nel 2010 il medagliere del Brunello si è arricchito del titolo di miglior rosso del mondo ottenuto all’International Wine Challenge di Londra, una cantina di Montalcino ha vinto il premio speciale Vinitaly e un Brunello è stato scelto come miglior rosso dell’anno dalla Guida del Gambero Rosso.