Brunello Divino Contemporaneo

Brunello Divino Contemporaneo


testo Critico di Bruno Di Marino


venerdì 20 febbraio 2015 - Nell’ambito della manifestazione Benvenuto Brunello 2015, l’anteprima del grande rosso toscano che quest’anno ha come protagonista un’annata eccezionale, si colloca il progetto di arte contemporanea "Divino Contemporaneo" : quattro artisti, Leonardo Carrano, Pietro Mancini, Paolo Garau, Alessandro Baronio, si confrontano con la cultura del vino, la sua iconografia e simbologia, per dare vita a un’esposizione unica nel suo genere all’interno della suggestiva cornice del Complesso di Sant’Agostino a Montalcino.
Quattro artisti che utilizzano approcci diversi, adottano un’immagine più o meno astratta, più o meno colorata, nonché differenti tecniche. Quattro artisti che cercano di cogliere, attraverso le loro composizioni, gli elementi essenziali di un immaginario antico e complesso.  
Quattro artisti che prendono spunto per le loro opere dalle varie fasi del processo enologico: Garau ci mostra il tralcio di vite, secondo un gusto stilizzato ma anche scenografico, puntando singolarmente sull’assenza di colore laddove le sfumature cromatiche avrebbero potuto rendere più vivace il soggetto, ma questa scelta è dettata – paradossalmente – dall’esigenza di essere analitico (non a caso la serie è intitolata speculatio)e, quindi, di non emozionare lo spettatore nel mostrargli la natura sezionata (l’acino diviso a metà che spicca nella composizione, così come la sezione dello stesso tralcio). Al contrario, tuttavia, il forex traforato restituisce profondità al quadro, che diventa disegno scultoreo, risucchiando chi osserva in uno spazio ottico multistratificato e tridimensionale.
Mancini sente invece l’esigenza di attribuire al suo intervento una prospettiva storico-mitologica, creando un trittico metalinguistico per la mostra, in cui la statuaria antica (tre sculture di Bacco) diventa la base per elaborazioni geometriche, cui si affiancano tre visioni di passaggio dal figurativo all’astratto: ovvero le textures raffigurate nella parte destra dei pannelli. Terra, legno, pietra. Si tratta di tre elementi materici, allusioni alla fase della coltivazione (la terra dove sorge la vigna) e della conservazione del vino (il legno delle botti), ma anche alla trasformazione del prezioso liquido in simbolo (Dioniso scolpito in pietra), rafforzando l’equivalenza tra arte, materia e memoria.
Non meno simbolico è il trittico di Carrano, la cui attività di cineasta sperimentale traspare anche in questo lavoro dove non vi sono immagini in movimento, anche se il supporto resta il medesimo (pellicola 35mm). Le composizioni astratte dell’artista romano si situano all’opposto di quelle di Baronio: se quest’ultimo costruisce per addizione di elementi, Carrano lavora di sottrazione,dal momento che l’unico oggetto riconoscibile (il calice di rosso) è stato quasi completamente cancellato dall’acido nitrico. Così lo sguardo dello spettatoresi inebria nel fissare queste tre immagini in cui il vino si trasfigura nella luce e nel colore. E il trittico di Carrano sembra acquistare –tra tutte le opere esposte – uno status spirituale: il vino non è tanto attributo di un piacere orgiastico, bensì dispositivo di transustanziazione (il sangue di Cristo).
Infine, le tre maschere di Baronio si situano al termine del processo produttivo e personificano le tre qualità del Brunello, dunque tre momenti rituali del bere, corrispondenti a tre dei cinque sensi: la vista (il colore rosso intenso rubino), l’olfatto (l’aroma di geranio, ciliegie e spezie), il gusto (il sapore asciutto robusto e armonico). Queste tre maschere, frutto di oggetti assemblati, sono espressioni di un organolettico tribalismo moderno, in bilico tra il ready made dadaista e le finte sculture scenografiche di un Pino Pascali. L’intervento grottesco e colorato di Baronio, controbilancia quello quasi mistico di Carrano, sotto il segno dello sberleffo, ricordandoci che l’arte è anche (e soprattutto) gioco.
Quattro trittici d’artista si incrociano in questa esposizione, costituendo una narrazione disarticolata e multipla, per celebrare un solo protagonista: il vino, la sua storia, la sua mitografia.