Bartolini, il re degli chef a Benvenuto Brunello: “Montalcino faro dell’enologia italiana”

Lui è uno degli chef più importanti a livello internazionale, una qualità e un tocco unico che gli sono valsi ben otto stelle Michelin. Parliamo di Enrico Bartolini, classe 1979, toscano di Castelmartini che ha conquistato con passione e talento il mondo della cucina. Sarà lui lo chef di quest’anno per la cena di gala di Benvenuto Brunello, un venerdì da sogno in cui il re dei vini incontra il re della cucina. A poche ore dal suo arrivo a Montalcino abbiamo intervistato Bartolini, “un piccolo antipasto” in attesa del grande evento di domani sera ai chiostri di Sant’Agostino.

Che rapporto hai con il territorio di Montalcino e qual è il ruolo del Brunello nell’alta ristorazione?

Per l’enologia toscana e italiana Montalcino è senza dubbio un faro. Dialoga col mondo intero grazie all’identità e all’eleganza che caratterizza i suoi vini. Comunicare al pubblico italiano e straniero il valore di questo prezioso lavoro che nasce dalla natura e dall’uomo permette di far sognare chi beve questi grandi vini sia a casa sia al ristorante.

Nel menù della cena di gala di venerdì utilizzerai prodotti del nostro territorio come il tartufo di San Giovanni d’Asso, lo zafferano e il miele di Montalcino. Qual è il tuo giudizio su questi prodotti e come li elaborerai?

Gli ingredienti toscani sono ricchi di storia. Esaltarli significa consentire di aggiungere a chi li degusta desiderio e cultura. Noi operatori dobbiamo rendere esauriente la conoscenza di tutti gli ingredienti per sfruttare tutte le sfumature di ogni ingrediente. Una regione che racconta da sei secoli la propria cucina nel mondo ha avuto il tempo per affinare concretamente la propria identità.

Un grande vino ha bisogno di tempo prima di finire nel calice, cosi come uno chef ha bisogno di maturare esperienza prima di affermarsi. Che consigli daresti a un giovane che vuole fare il tuo mestiere?

Un giovane o un meno giovane che inizia il mio mestiere dovrebbe concentrarsi sul piacere degli altri e sul trasmettere la propria cultura al fine di condividere e gioire degli ingredienti che animano la tavola e rendono l’atto della nutrizione un momento di festa. Vorrei anche dire che la perfezione non esiste: chi non teme di raccontare i propri “difetti” e fa un po’ di sana autoironia riesce meglio a farsi ascoltare.