La forza delle idee e un tocco di classe femminile che fa la differenza: la storia di Col di Lamo

Nulla succede per caso nel mondo del vino. Per avere successo, lasciare un segno e soprattutto un proprio “marchio di fabbrica” in un panorama così variegato e competitivo, serve un’alchimia di elementi tenuti insieme da un progetto. Ma anche da un pizzico di sana follia, perché la voglia di rimettersi in gioco fa spostare montagne. Oppure, e questo è il caso di Col di Lamo, far nascere un gioiello. La “rivoluzione” di Giovanna Neri è tutta da scoprire e fa bene alla testa e al cuore perché dimostra che i sogni non sono chimere. Laureata con il massimo dei voti in Giurisprudenza, nel 1997, dopo la morte del padre, ha iniziato a costruire la propria azienda. Sì, costruire, perché oltre la terra non c’era molto altro, nemmeno la cantina. “Prima vendevo l’uva, poi ho iniziato a vinificare in un garage a Torrenieri, da una mia amica. Tutto è nato passo dopo passo come ho voluto io. Nel 2000 l’acquisto dei macchinari, il primo Brunello di Montalcino è del 2003”. Un’azienda che, dice con tono scherzoso “Gianna”, è a conduzione “personale” ma con l’aiuto prezioso della figlia Diletta: sarà lei il futuro di Col di Lamo. E con l’insegnamento della mamma c’è da scommettere che il domani sarà roseo ma con quelle caratteristiche “sfumature” arancioni, un altro segno identificativo della cantina che prende il nome da un podere. “Mi è sempre piaciuto andare controcorrente – continua Giovanna Neri – e anche l’etichetta è nata da una fase di studio che ha ricercato l’originalità: l’arancione, il profilo di donna: in uno scaffale Col di Lamo si riconosce subito. Anche nella cantina c’è molto di mio, della mia personalità. Ho avuto delle difficoltà nella mia vita ma oggi sono orgogliosa di dire che ce l’ho fatta perché tutto sta lì, nella forza di rialzarsi e nell’inseguire la realizzazione di un sogno. Dalle difficoltà nasce un’opportunità”. Che adesso è divenuta una splendida realtà con nove ettari vitati (di cui 6 a Brunello) in una superficie vasta (circa 80 ettari) che ha abbracciato il biologico.

“Adoro lavorare, non vorrei fermarmi mai ma sono consapevole che bisogna dare spazio anche ai più giovani. E Diletta è molto brava, toccherà a lei guidare Col di Lamo. Cosa deve fare il Brunello per vincere le sfide del futuro? Io credo che bisogna guardare al super-lusso. Siamo un territorio unico, incredibile, bellissimo e che sa lavorare: la qualità merita di essere pagata”. Una donna come Giovanna Neri è un vulcano di idee, è orgogliosa di quello che ha fatto ma sa bene come fermarsi sia la scelta sbagliata. Per questo non mancano i progetti per il futuro legati all’accoglienza e alla qualità, un pallino di Col di Lamo. Per adesso sono idee ma quando Giovanna ha in mente una cosa…la realizza! E pure molto bene. Sì, il “gioiellino” è destinato a brillare ancora di più e per molti anni ancora.