Dalla Sicilia al Brunello di Montalcino: la storia di Terre Nere

Costruita completamente da zero sul finire degli anni Novanta, Terre Nere è un’azienda a due passi dal Castello di Velona, a Castelnuovo dell’Abate, fondata da Pasquale Vallone, dirigente di banca di origini siciliane. Suo padre, Salvatore, si era trasferito in Toscana con la famiglia per garantire un futuro migliore a lui e a suo fratello Gaetano, acquistando un podere a Radi, in provincia di Siena. Il motivo della scelta era dovuto al cognato, che in tempi di guerra, dopo essere sfuggito da un campo di prigionia, si era nascosto nel senese innamorandosi di questi territori, convincendo poi la famiglia una volta tornato in Sicilia.

Il legame con Montalcino lo crea Pasquale, che dirige la filiale locale del Monte dei Paschi di Siena, instaura forti amicizie e si appassiona sempre di più alla viticoltura. Il lavoro poi lo allontana dal paese, ma quando viene a sapere di alcuni terreni in un’area incolta e incontaminata a sud-est di Montalcino non ci pensa due volte e acquista la proprietà, assieme alla moglie Piera e ai figli Francesca e Federico. Pianta dieci ettari di vigna grazie all’aiuto del fratello Gaetano e nel 2002 esce il primo Brunello Terre Nere. Come mai il nome Terre Nere? “Perché qui, soprattutto nei vigneti rivolti verso l’Amiata, c’è la terra più scura di Montalcino – spiega Francesca Vallone – certo, i terreni non sono proprio neri, ma quando piove diventano molto, molto, scuri. L’idea venne in mente a mio babbo passeggiando in questi terreni”.

Francesca, laureata in Scienze del Servizio Sociale, è entrata a tempo pieno nel 2010 e si occupa della cantina e della parte commerciale. In vigna invece insieme al babbo c’è il fratello Federico, laureato in Giurisprudenza. “Entrambi abbiamo volutamente preso percorsi diversi, ma la passione per la viticoltura e il mondo del vino ci hanno fortunatamente rapito!”. In totale Terre Nere conta 10 ettari vitati, per una produzione di 50.000 bottiglie. La particolarità è che gli ettari a Rosso di Montalcino (6, per una produzione di 30.000 bottiglie) sono il doppio di quelli a Brunello (3). “Crediamo molto nel Rosso di Montalcino”, sottolinea Francesca, che annuncia il progetto futuro dell’azienda: “attualmente la cantina è nella località Casato, zona Nord di Montalcino. Ne costruiremo a breve una accanto ai vigneti”. Intanto, l’ultima vendemmia è stata la prima a ricevere la certificazione biologica. Il Rosso di Montalcino nel 2021 e il Brunello nel 2024 saranno i primi vini ad accogliere la parola “bio” in etichetta.