Gradite un calice di pura eleganza? La Gerla e quella bellezza che accarezza il Brunello

Gradite un calice di pura eleganza? Il Brunello può avere mille sfaccettature, può prendere tante strade e filosofie diverse per poi ritrovarsi unito al traguardo finale, quello della qualità. La Gerla è una delle realtà più dinamiche e solide del nostro territorio; una sicurezza in tutta la “filiera”, dalla vigna fino al bicchiere. Ma è anche un’altra storia di successo di cui Montalcino può andare fiera. Tutto nasce da Sergio Rossi, La Gerla è una sua creazione. Da grande pubblicitario ed uomo marketing qual era, Rossi ci aveva visto lungo e soprattutto bene: sul finire degli anni ’60 si spostò da Milano, la capitale economica d’Italia, a Montalcino, quando il Brunello non aveva ancora l’appeal internazionale di oggi. Inizia una nuova vita, Rossi lavora per Caparzo e Altesino puntando sui vigneti di alta qualità, matura una importante esperienza manageriale che lo porterà poi a fare il grande passo. Nel 1976 Rossi acquista dalla famiglia Biondi Santi lo storico podere “Colombaio”, lo ristruttura e rispetta la sua anima naturale. La perla è la vigna “Gli Angeli”, il primo cru dell’azienda, un solo ettaro accanto alla piccola chiesa degli Angeli da cui nasce un vino di pura eccellenza. Ma Rossi guarda avanti, d’altronde chi ha un certo feeling con la bellezza, a Montalcino può trovare pane per i suoi denti per realizzare i propri sogni. Arriva così l’acquisto di un nuovo terreno a Castelnuovo dell’Abate, a pochi passi dall’abbazia di Sant’Antimo, con un ulteriore ampliamento nella zona sul finire degli anni ’90 quando, incoraggiato dai risultati ottenuti, Rossi decide di piantare nuovi vigneti dotando La Gerla di un altro gioiellino, vigna “La Pieve”.

Oggi l’azienda arriva a produrre circa 35.000 bottiglie di Brunello, 5.000 di Riserva, 20.000 di Rosso di Montalcino più vino Igt, grappa di Brunello ed olio extravergine di oliva. Tutti prodotti dove il rispetto del territorio e la cura certosina per il dettaglio emergono sin dal primo assaggio. Sergio Rossi purtroppo ci ha lasciati nel 2011, la continuità di idee, lungimiranza e attenzione al futuro è garantita dalla moglie Donatella Monforte, l’attuale proprietaria che era sempre al suo fianco e che ha portato, dopo essersi innamorata di Montalcino, la sua esperienza manageriale dal mondo dell’editoria e della moda in cantina. Ad affiancarla ci sono il direttore Alberto Passeri e l’enologo Vittorio Fiore. Gli investimenti sono proseguiti negli anni, con rinnovamenti, vedi la foresteria, e il pallino per la qualità sempre in testa. “Uno dei nostri punti di forza – spiega Alberto Passeri – è di avere due zone di produzione distinte, a Canalicchio e a Castelnuovo dell’Abate: ciò ci garantisce una qualità media sempre alta. Abbiamo dei terreni eccellenti, mi sento già di dire che la 2016 sarà un’annata straordinaria e che segue una 2015 ottima e che ben conosciamo. Sergio Rossi ha contribuito a diffondere il nome del Brunello nel mondo, ha costruito qualcosa di speciale. Progetti per il futuro? Stiamo portando avanti un trattamento sperimentale, un rimedio biologico per il mal dell’esca per contrastare questa nota malattia della vite. Stiamo avendo risultati molto interessanti, ciò potrebbe consentire di ‘salvare’ i vigneti storici senza bisogno di piantarli nuovi. La sperimentazione è triennale, siamo al secondo anno, gli esiti al momento sono incoraggianti. Inoltre stiamo valutando seriamente la possibilità di sposare il biologico dal prossimo anno anche se in realtà lo stiamo già facendo”.

Italia, Usa e Canada sono i mercati di riferimento de La Gerla che guarda con attenzione anche all’Oriente. “Abbiamo un progetto ambizioso in Asia, vogliamo consolidare la nostra posizione in Giappone. E poi siamo davvero fieri di essere molto apprezzati in Francia, il nostro maggiore competitor. I francesi amano i vini eleganti e trovano questa caratteristica nelle bottiglie de La Gerla. Cosa deve fare il Brunello per mantenersi ai vertici? Continuare a rivolgersi ai nostri referenti storici, mantenere una fascia alta senza cadere nella standardizzazione. Bisogna fare comparto, anche per il mercato asiatico. I vini di qualità nel mondo non mancano – conclude Passeri – va quindi comunicata la parte emozionale del nostro Brunello che vanta tradizione e bellezze uniche. Dobbiamo farlo tutti insieme”.