Il Brunello e il mercato americano? Le prospettive sono brillanti. Parola di Richard Parsons, ex consigliere di Obama, produttore (per passione) a Il Palazzone a Montalcino

Quando Barack Obama tre anni fa arrivò in Val d’Orcia per una vacanza da trascorrere con la moglie Michelle, ad accompagnarlo fu il suo ex consigliere economico Richard Parsons, che si intrattenne poi con lui in una partita a golf nel resort di Castiglion del Bosco. Parsons è un uomo d’affari conosciutissimo negli Usa. In passato è stato al vertice di colossi come Time Warner e Citigroup, ha sostenuto e sostiene diverse fondazioni ed è appassionato di jazz e vino italiano, il Brunello in particolare. Si spiega così la sua acquisizione, nel 2000, dell’azienda Il Palazzone. Parsons cercava una tenuta da acquistare in Toscana: partì da Lucca, passò per Firenze e si fermò a Montalcino. “Sono venuto qui per l’amore che provo verso il Brunello, il mio vino preferito – racconta Parsons – ma, dopo il mio arrivo, mi sono innamorato del luogo allo stesso modo che del vino. Sono stato fortunato ad aver acquistato una piccola proprietà, Il Palazzone, che rappresenta il meglio dello stile di vita della campagna toscana”.

Oggi la gestione americana de Il Palazzone compie 20 anni. “Posso assicurare che non è un gioco” – racconta Laura Gray, che gestisce l’azienda per conto di Parsons – è una sua passione, ci ha sempre creduto tanto, per lui non è un mero investimento. Viene a Montalcino il più possibile, di solito 7-10 giorni a maggio e ad ottobre. Dice che è il suo posto preferito al mondo perché si dissocia dall’ambiente lavorativo. Qui può distrarsi, può vestirsi senza portare una cravatta, può infilarsi tranquillamente in una Smart, lui che è un uomo altissimo!”.

L’indole di Parsons si intuisce anche dalla nuova cantina, completata nel 2012. Ti aspetti un’opera faraonica e invece è una struttura semplice, funzionale. Bellissima, certo, ma non esosa. La firma è dell’architetto montalcinese Marco Pignattai, e già qui si capisce la volontà di interagire e integrarsi con il territorio. “Produciamo un vino che rispetta le tradizioni di Montalcino”, ci tiene a specificare Laura Gray, scozzese con laurea in Lettere ad Oxford capitata a Montalcino quasi per caso. “Ero in vacanza con la famiglia e ho conosciuto Marco Sassetti, mio attuale marito. Mi sono trasferita in Italia a 20 anni, nel 1995, e ho cominciato a lavorare per Paola Gloder a Poggio Antico. Nel frattempo aiutavo Marco nel suo ristorante a Sant’Angelo in Colle. È lì che abbiamo incontrato Mister Parsons. Ci ha chiesto se volevamo lavorare per lui in azienda. Abbiamo venduto il ristorante e il resto è storia”. Laura, che è sommelier, gestisce la parte amministrativa, le vendite e il marketing, Marco si occupa della campagna. Il cantiniere è Paola Martino, l’enologo Maurizio Castelli.

Gli 1,5 ettari di vigneto iniziali con l’avvento di Parsons sono diventati 5, tutti iscritti a Brunello, con l’aggiunta di due vigneti a Castelnuovo dell’Abate. Tre terreni con microclima e composizione del suolo differenti, che dopo la raccolta, la fermentazione e l’invecchiamento vanno poi ad unirsi nel Brunello. All’anno vengono prodotte circa 11.000 bottiglie e nelle annate migliori c’è anche una Riserva (l’ultima volta nel 2010, la prossima, la 2015, uscirà il prossimo anno). In più ci sono altre 10.000 bottiglie di Rosso del Palazzone, 100% Sangiovese che esce da ogni denominazione in quanto si tratta di un misto di annate diverse. E poi, sporadicamente, un Supertuscan, “Lorenzo & Isabelle”, per commemorare i genitori di Parsons: il primo imbottigliamento risale all’annata 2005, il secondo all’annata 2013, uscita nel 2017.

Oltre al vino Il Palazzone produce dell’ottimo olio, e lo fa in una maniera decisamente originale. “Nel 2008 abbiamo creato un Membership Club composto da 200 membri – continua Gray – ogni membro adotta un olivo, in cui viene attaccata una targa in ceramica col nome del proprietario. Gli mandiamo una foto e tre bottiglie d’olio all’anno. Ne produciamo 1.000 bottiglie, e 600 le vendiamo ancor prima della raccolta. Questo ci permettere di raccogliere a mano, frangere il giorno della raccolta e fare un olio di altissima qualità”.

Tornando al vino, c’è una curiosità che forse simboleggia la filosofia di Richard Parsons: la metà del prodotto viene venduta direttamente in azienda, sfruttando anche la vicinanza con il centro storico. Gli States, che pur rappresentano il mercato estero più importante, valgono il 20% dell’export. “Ognuno, qui in Usa, dice che il Brunello, di tutti i vini rossi italiani, è il suo preferito – ammette Richard Parsons – per questo, nonostante le difficoltà del momento, le prospettive per il Brunello nel mercato americano sono brillanti”.