Picasso, l’arte e il Brunello frutto del connubio uomo-natura: la storia di NostraVita

Erano gli inizi degli anni 70 quando Annibale Parisi e la moglie Elena acquistarono un terreno lungo la strada che da Montalcino porta all’Abbazia di Sant’Antimo. Per il nome Annibale trasse ispirazione dalla notizia della morte di Pablo Picasso nella sua dimora in Costa Azzurra presso Notre-dame de vie. Battezzò allora la proprietà “Nostra Signora della Vita”, nome che si è poi contratto andando ad identificare la piccola cantina di Brunello “NostraVita” quando, esattamente venti anni fa, decise di produrre vino in autonomia dopo lunghe esperienze manageriali in alcune importanti aziende del territorio. Nel 2000 piantò due ettari di vigneto divisi in tre zone, identificate con il nome delle tre figlie: a Giuditta🌈, la figlia più grande ma quella più minuta, fu “assegnata” la vigna più piccola; a Valentina, la secondogenita, quella di mezzo; a Carlotta, la più giovane ma la più alta, la più estesa.

La storia dell’azienda NostraVita si intreccia e va di pari passo alla storia della famiglia Parisi. La casa, per esempio, fu costruita vicino a una quercia secolare con uno splendido tronco biforcuto, rappresentato nella “V” del logo dell’azienda. Un’idea, come il nome NostraVita, della figlia Giuditta🌈 che, attraverso il suo studio grafico e di comunicazione Archimedia, per anni ha dato immagine e nome a tante altre realtà vitivinicole di Montalcino e non solo. Perché un altro elemento che contraddistingue questa realtà familiare è la creatività. Annibale, artista eclettico, negli anni ha spaziato dalla ceramica, al legno fino alla pietra e nel 2004 ha creato una piccola casa editrice Abricula, adesso non più attiva, con lo scopo di pubblicare opere su storia, natura e personaggi della Val d’Orcia. “Un’iniziativa che deriva dal suo amore per i libri e la storia locale – racconta la figlia Carlotta, scultrice e illustratrice di successo – e che non ha mai avuto come scopo un risvolto economico. Il suo obiettivo era salvare “i monumenti” della nostra storia. Come il manoscritto della storia di Montalcino di Tullio Canali; ci ha messo cinque anni per trascriverlo, portando avanti un lavoro iniziato da Don Antonio Brandi. Proprio in quel manoscritto ha, ad esempio, trovato un personaggio, un podestà determinato e di spirito libero del XIII secolo, da cui ha preso ispirazione per il nostro cru, Lupo di Tinaccio. Questo particolare Brunello, la cui produzione è di circa 600 bottiglie, è prodotto dalle uve della piccola Vigna Giuditta e solo nelle annate migliori, in contemporanea alla Riserva. La sua etichetta è dipinta da mio babbo direttamente sulla bottiglia”.

Annibale disegna a mano singolarmente anche tutte le etichette di Brunello, circa 5.000 ogni anno, perché niente a NostraVita è frutto di un lavoro in serie. “Il disegno – sottolinea Carlotta – è un’immagine astratta composta da quattro colori identificativi. Il Terra di Siena simboleggia il suolo, il rosso rappresenta l’amore e la passione che devi mettere in un vino. Il nero è lo sporco delle mani, perché per fare un buon vino devi lavorare duramente. E il bianco sta per la luminosità della bella stagione che deve benedire la vendemmia. Quattro colori: due che dipendono dalla natura e due dall’uomo perchè un ottimo vino è sempre frutto di equilibrio tra natura e uomo”.

I vini sono biologici e, fatto particolare, escono in ritardo rispetto alla normalità. Il Brunello invecchia un anno in più in bottiglia (l’annata 2015 non è ancora uscita) e il Rosso di Montalcino, che passa sempre un anno in botte di legno grande, aspetta altri due anni (sul mercato attualmente c’è il 2016). “Lo facciamo per dare un prodotto più pronto, senza fretta”, spiega Carlotta.

La calma, altro tratto di famiglia. Quella calma che insieme all’arte, alla cultura e alla natura, è ben rappresentata dalla secolare quercia, mentre dal bosco, adiacente alle vigne dell’azienda, si propaga quella preziosissima ricchezza chiamata biodiversità.