Dal Granducato di Toscana al Brunello di qualità: la storia di Lisini

La storia di Lisini, oggi affermata azienda di Brunello, si può far risalire al 1846, quando il matrimonio tra Francesca Clementi e Lodovico Lisini unisce i Clementi, che gestivano dei terreni a Sant’Angelo in Colle per concessione del Granduca di Toscana, e i Lisini, famiglia ebrea di avvocati senesi convertita al cristianesimo dopo le persecuzioni post-invasione napoleonica. Il figlio di Lodovico, Alessandro, preferisce intraprendere la carriera di studioso (dirige gli Archivi di Stato di Siena e Venezia e diventa sindaco di Siena nel 1900). È il nipote Lodovico ad occuparsi dei possedimenti di Montalcino. “Negli anni ’20 del Novecento mio nonno era un dirigente del Comune di Firenze – racconta Carlo Lisini Baldi, rappresentante della sesta generazione di famiglia e alla guida dell’azienda insieme al fratello Lorenzo e alla cugina Ludovica – venne licenziato perché antifascista, e allora lasciò la famiglia e si diresse a Sant’Angelo in Colle, dove iniziò a piantare delle vigne e a tirar su l’azienda”.

Dopo la scomparsa di Lodovico, nel 1950, la gestione passa nelle mani della figlia Elina (rimasta al vertice fino alla sua morte, nel 2009). “Alla fine della mezzadria c’erano due strade da percorrere – continua Carlo Lisini Baldi – una era vendere, l’altra diventare imprenditore investendo nell’azienda. Mia zia Elina prese la seconda strada. A quei tempi era una scommessa, la campagna veniva abbandonata a favore del più redditizio lavoro nelle città durante il boom del miracolo industriale”.

Elina Lisini impianta 7 ettari di vigneto grazie a fondi europei e nel 1967 è tra i fondatori del Consorzio del Brunello. Non solo: seppur per un breve periodo assume la carica di presidente, prima e unica donna finora a riuscirci. Grazie alle sue intuizioni e alla sua intraprendenza trasforma la proprietà in vera e propria realtà vitivinicola, passata poi ai nipoti Lorenzo, che cura la parte amministrativa, Ludovica, che pensa al commerciale, e Carlo, che nella vita ha fatto altro (programmatore) ed è entrato definitivamente in azienda nel 2010.

Lisini si estende su una superficie di 154 ettari dei quali 24 di vigneti tutti iscritti a Sangiovese (13 a Brunello, 3,8 a Rosso di Montalcino e il resto a Igt Toscana). Oltre all’area boschiva ci sono 25 ettari di oliveto, anche se soltanto una metà è produttiva, per una produzione di 20-30 quintali d’olio annui. Prima del boom del Brunello, Lisini era già conosciuta per la qualità dell’olio extravergine. “Ma nella prima metà del Novecento tutta Montalcino era famosa per l’olio – precisa Carlo – possiamo dire che era un enorme oliveto. Perché si prestava bene alla mezzadria: non richiedeva investimenti e particolari attenzioni”.

Tornando al vino, vengono prodotte tre tipologie di Brunello: 40.000 bottiglie del base, 3.500 di Riserva e 8.000 di Brunello Ugolaia, ottenuta con uve provenienti dalla vigna omonima. Si aggiungono 16.000 bottiglie di Rosso di Montalcino e 20.000 bottiglie di San Biagio, un Igt affinato in acciaio anziché in legno. “Come produzione non vogliamo andare oltre questi numeri – spiega Lisini Baldi – cerchiamo di affinare la qualità per aumentare il valore del vino e di conseguenza il prezzo”. Tra le idee in cantiere potrebbe rientrarci quella della costruzione di una nuova cantina, ma “fare progetti ora è impossibile, il Covid ha reso la situazione complicata e per ora non si vede una fine. Noi esportiamo soprattutto a New York e in California, le zone più colpite. Il mercato Usa vale il 35%, la metà dell’export in generale. Abbiamo poi rapporti, tutti personali, in Gran Bretagna, Danimarca, Giappone e, curiosamente, la Repubblica Ceca. Siamo il primo Brunello a Praga”.