A Castello Romitorio il Brunello è nato sotto il segno dell’arte

A pochissimi nella vita sarà capitato di passare l’adolescenza trovandosi in casa gente del calibro di Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat, oppure Madonna, la regina del pop, senza dimenticare miti del rock come Blondie e i Simply Red. Filippo Chia cosa era il talento lo ha capito sin da subito. Il babbo, Sandro Chia, figura di spicco della transavanguardia italiana, non ha certo bisogno di presentazioni e la bellezza, il gusto, la passione per il dettaglio fanno parte del dna della famiglia. Poteva fare il fotografo di moda nella Grande Mela ma Filippo è un ragazzo che non ha certo paura di mettersi in gioco, anzi. E quando si ha voglia di imparare, di crescere per poi costruire qualcosa di unico, le soddisfazioni sono impagabili. Di quegli anni newyorkesi a Castello Romitorio c’è un ricordo unico, porta la firma di Warhol, il dio della pop art: è il ritratto di Filippo quando aveva appena 4 anni. Bella soddisfazione no? Già. Eppure Montalcino, la capitale del vino, ha battuto Nyc, la capitale del mondo. Perlomeno nel cuore di Filippo Chia, classe 1983, ma con un carattere e uno spirito da veterano. La storia di Castello Romitorio è degna di una leggenda. Tempio, fortezza, monastero, poi castello, maniero, rifugio e infine laboratorio d’arte e cantina. Ci sono le tracce degli Etruschi e dei Romani così come le “cicatrici” del Medioevo, un luogo bellissimo e selvaggio che ha conosciuto l’abbandono ed è rinato con Sandro Chia durante gli anni ’80.

“Quando lo prese il babbo – ricorda Filippo Chia – non c’era né il tetto né una cantina: ci vivevano solo le pecore. Io sono nato negli anni della rinascita del castello, è stata un’operazione importantissima non solo per Montalcino ma per la Toscana intera, il restauro voluto dal babbo ha ispirato tanti posti di questa regione. Lui è stato lungimirante, ha aperto le porte alla modernità: una rivoluzione architettonica ma anche in vigna con delle introduzioni che all’epoca erano considerate delle novità. Dai pali in legno, invece che in cemento, all’uso dei caterpillar. Le prime vigne furono piantate nel 1985, il futuro era già nel presente”. Gli artisti importanti si trasformano in esempi per le future generazioni ma sanno anche che per diventare grandi devono a loro volta imparare. Funziona così anche nel settore del vino. “Era molto amico di Franco Biondi Santi che gli disse di non superare mai gli 8 ettari per produrre un grande Brunello. Io ho dei ricordi bellissimi, tutte le estati venivo a Montalcino, studiavo le cartine, il territorio, andavo in moto e scoprivo come la temperatura cambiava da zona a zona. E imparavo, conoscevo gente, ho scoperto il significato di biodiversità da Franco Martini durante i pranzi di tutti i giorni. Era una Montalcino diversa, rubavo i dettagli con gli occhi e amavo sempre di più questa terra. Fino a quando, dal 2005, ho deciso di guidare l’azienda”.

E qui parte una nuova rivoluzione. Filippo Chia è a tutti gli effetti uno dei protagonisti della “nouvelle vague” dei produttori di Brunello, una generazione che non dimentica la storia e la tradizione ma con lo sguardo sempre affacciato sul futuro. “Una delle prime decisioni fu quella di collaborare con Carlo Ferrini piantando nuovi cloni di Sangiovese. Siamo in una zona particolare e volevo che il nostro terroir fosse riconoscibile nei vini”. La vocazione vinicola fu “riaccesa” da Sandro (splendida la cantina inaugurata nel 2005 e impreziosita con le sue opere), Filippo ha lavorato sull’identità ma sempre con in testa il pallino della qualità, “fil rouge” che unisce padre e figlio. Collocati nel quadrante nord-ovest, i vigneti del Romitorio circondano il Castello, parliamo di piccoli appezzamenti che convivono con boschi, laghetti e ruscelli dalle acque cristalline. Un habitat incontaminato, caratterizzato da suoli di galestro, argilla e alberese, da cui affiorano fossili e conchiglie, testimonianza di un antico fondale costiero.

“Abbiamo vigneti in altitudine – continua Chia – a 400-500 metri sopra il livello del mare dove non ci sono stress idrici. Con l’aumento delle temperature le colline sono diventati dei “balsami”, un toccasana per le uve. E poi abbiamo il vigneto “Filo di Seta” che prende il nome da un ruscello che passa lì vicino, qui ci troviamo a 200 metri di altezza, davanti a Montosoli. Produciamo 6.000 bottiglie di Brunello “Filo di Seta”, siamo stati tra i primi a credere nelle potenzialità del singolo vigneto”. Castello Romitorio conta 179 ettari totali di cui 16,5 a vigneto. Il bosco, il “polmone verde” di Montalcino, copre una superficie di 150 ettari e l’azienda conta anche un piccolo numero di oliveti. 60.000 le bottiglie di Brunello di Montalcino prodotte, 12.000 quelle di Rosso con l’export che tocca quota 60% (30% negli Stati Uniti, il resto in altri venti Paesi). Il mercato italiano vale il 40%, “per noi è molto importante”.

Filippo Chia ha studiato fotografia ed è convinto che questo mondo ha molti aspetti in comune con quello del vino. “Basti pensare – spiega – agli aspetti della preparazione e dell’esposizione. In cantina, come nella fotografia, è fondamentale cogliere e fissare il momento giusto. Io dico sempre che produrre vino è come fare un’opera. Da bambino pulivo i pennelli del babbo, notavo le trasformazioni, le sfumature. Dare valore ai microdettagli fa la differenza e questo avviene nella pittura, nella fotografia e anche in vigna. Sì, chi realizza un grande vino è un artista”. Filippo Chia ne avrebbe di aneddoti da raccontare, il suo vino è finito nelle tavole più importanti. “Il Brunello di casa Agnelli è quello di Castello Romitorio ma se devo dire un nome scelgo l’attore Christopher Walken (che ha vinto l’Oscar nel 1979), lui è davvero un grande estimatore del nostro Brunello”. E il futuro? “Io penso positivo, Montalcino è cresciuta moltissimo negli ultimi anni e chi fa qualità non troverà ostacoli. Continueremo con il solito impegno e la passione di sempre. Il Brunello è un vino unico che deve far vibrare”. Proprio come il rock’n’roll della scuola di New York, proprio come la bellezza di un tramonto a Castello Romitorio.