La storia di Pietroso, toponimo e cantina di Brunello di successo

Le prime testimonianze scritte di Pietroso, area a 500 metri in linea d’aria dalle mura di Montalcino, risalgono al XIV secolo: documenti dell’Ospedale di Santa Maria della Croce, oggi ospitati nell’Archivio Comunale di Montalcino, dimostrano l’antica vocazione per il vino di questa terra. Tra i tanti episodi troviamo quello di Giacomo d’Agostino, che nel 1469 convinse i Priori di Montalcino ad anticipare la vendemmia (a quell’epoca le date di inizio e termine erano stabilite, da regolamento, di anno in anno) per raccogliere le uve già mature ed evitare così la perdita dell’intero raccolto.

Area “ricca di pietra” (da lì il nome, che rappresenta anche un toponimo), Pietroso è stata trasformata in azienda vitivinicola nel 1974 da Domenico Berni. “Mio nonno – ricorda il nipote e proprietario di Pietroso, Gianni Pignattai – lavorava all’ufficio di collocamento di Montalcino e nel tempo libero seguiva l’amministrazione di alcune aziende. Comprò il terreno non per business ma per divertimento. Aveva 7-8.000 metri di vigneti a Brunello, buona parte del vino lo consumava con gli amici”. È Berni a costruire la cantina e ad etichettare la prima bottiglia di Brunello, datata 1978. “Fino ai primi anni Novanta, quando si è ammalato, è stato lui alla guida dell’azienda – continua Pignattai – mio fratello studiava e io ero l’unico a potermene occupare. Lavoravo nel commercio, lasciai tutto per dedicarmi a questa nuova avventura”.

All’arrivo di Gianni Pignattai Pietroso era composta da un ettaro di vigneto. Adesso gli ettari sono sei, di cui 3,5 a Brunello, in quattro zone diverse: Pietroso, Fornello, Colombaiolo (vicino l’Abbazia di Sant’Antimo) e Montosoli. Gli ettari totali sono 13, di cui uno a oliveto. La produzione annua si aggira sulle 35.000 bottiglie tra Brunello e Rosso di Montalcino, fino al 2015 c’era anche un Igt dalla linea di Montosoli, adesso interrotto per il reimpianto del vigneto (l’idea è di farci una selezione di Brunello che andrà in commercio tra almeno 7-8 anni).

Dal 2010, dopo il diploma da enotecnico, è entrato in azienda anche il figlio Andrea. “Ci occupiamo della produzione, dalla vigna alla cantina – sottolinea Gianni – mentre alla commercializzazione e all’amministrazione ci pensa mia moglie Cecilia Brandini. Ci dà una mano anche mia figlia Gloria. Abbiamo poi due consulenti, l’enologo Alessandro Dondi e l’agronomo Federico Becarelli”.

L’export di Pietroso, prima del Covid-19, valeva il 60%. Adesso la quota è aumentata perché, spiega Pignattai, “in Italia abbiamo sofferto di più. Non siamo però preoccupati, abbiamo un mercato molto frazionato e non c’è un Paese prevalente: contiamo 30 piccoli importatori, dall’America all’Europa, dalla Russia al Giappone. C’è stato un rallentamento ma abbiamo già consegnato il 70% dei vini sul mercato. Montalcino è una realtà affermata, il vino non è un prodotto deperibile e l’annata 2015 non faremo fatica a venderla. Per questo non posso che essere ottimista”.