I cru di Brunello, il Moscadello e i principi di sostenibilità ambientale: la storia di San Polo, il gioiello di Marilisa Allegrini

Alla guida di una delle storiche famiglie del vino italiano, produttori da sette generazioni, Marilisa Allegrini, “Lady Amarone” e recentemente nominata Cavaliere del Lavoro della Repubblica Italiana da Sergio Mattarella, ha riunito tre denominazioni top del Belpaese nel gruppo vitivinicolo di famiglia, che guida dal 1983: dal Veneto ha allargato i propri orizzonti in Toscana, prima a Bolgheri (2001) e poi, nel 2007, a Montalcino, con l’acquisizione della tenuta San Polo, prima in condivisione con un socio e poi, dal 2015, in qualità di proprietaria unica. È proprio il 2015 l’anno di svolta per San Polo. Marilisa coinvolte le due figlie, Carlotta, che cura la parte commerciale, e Caterina, amministratore delegato dell’azienda, e chiama l’enologo Riccardo Fratton per avviare una piccola rivoluzione. “Abbiamo 16 ettari vitati, dei quali la metà a Brunello e 3 a Rosso di Montalcino – spiega Fratton – stiamo riconvertendo 4 ettari per avere tutta la superficie vitata a Sangiovese. In più è partito un piccolo progetto di impianto di moscato bianco, per arrivare nell’arco di 4-5 anni a produrre lo storico vino di Montalcino, il Moscadello, forti anche dell’esperienza che abbiamo sui vini dolci in Valpolicella. Si parla di 1.000-1.500 bottiglie di Moscadello Vendemmia Tardiva”.

Sempre nel 2015 è iniziato un attento lavoro di parcellizzazione. “Anche se i vigneti sono in un’unica zona – sottolinea Fratton – hanno mostrato caratteristiche diverse. Abbiamo quindi individuato piccoli appezzamenti e quest’anno sono usciti i primi cru, il Brunello 2015 Podernovi e il Brunello 2015 Vignavecchia, che ha ottenuto i 100/100 da James Suckling. Un riconoscimento che ci ha lasciato molto orgogliosi. San Polo aveva già gli elementi per ottenere questi punteggi, la zona è una delle più belle di Montalcino, c’è sia l’altitudine che l’esposizione a sud, i terreni molto calcarei danno mineralità ai vini e il patrimonio viticolo era già a dimora, con alcuni vigneti che hanno trent’anni. Diciamo che mancava solo da mettere i pezzi del puzzle al posto giusto”.

Le 100-120.000 bottiglie annue (di cui 30.000 di Rosso di Montalcino e 40.000 di Brunello tra annata, cru e Riserva, che è una selezione delle migliori uve nelle migliori annate) vengono vendute per il 60% all’estero. “In questi ultimi anni, senza naturalmente penalizzare l’export, stiamo cercando di crescere in prestigio e a seguire in volumi di vendita anche in Italia – dice l’enologo di San Polo – il nostro obiettivo non è aumentare la quantità di vino prodotto, non abbiamo per adesso intenzione di acquistare altri terreni. Siamo concentrati sul livello qualitativo e sui progetti di impianto di solo Sangiovese, più il Moscadello. Siamo convinti che per avere prestigio nel mondo bisogna prima essere conosciuti a casa propria. Il nostro prossimo focus sarà quindi il mercato italiano, sfruttando anche il circuito del gruppo Allegrini. I vini vengono prodotti separatamente, perché fare un Amarone non è come fare un Bolgheri o un Brunello, ma la parte commerciale è condivisa”.

San Polo, nel 2017, ha ottenuto la certificazione bio, “un pallino di Marilisa Allegrini – spiega Fratton – siamo degli ospiti a Montalcino, un territorio stupendo con pochi eguali nel mondo. Per questo va trattato “con i guanti”, per non voler disturbare l’ambiente e l’ecosistema”. E prima ancora del biologico, nel 2013 l’azienda ha ottenuto la certificazione CasaClima Wine. “Siamo stati i primi in Toscana e i secondi al mondo ad averla. È una certificazione di stampo tedesco, e quindi con parametri ancor più stringenti. Certifica tutto il processo produttivo, dalla gestione vitivinicola alla cantina costruita secondo principi della bioarchitettura. Un edificio perfettamente integrato nell’ambiente circostante, interrato e dunque con basse temperature, costanti, con minori consumi di energia. La particolarità è che una volta ottenuta, la certificazione non dura tutta la vita. Ogni cinque anni va rinnovata, e per mantenerla ci è richiesto di migliorare qualcosa a livello di ecosostenibilità”. “Marilisa – conclude Fratton – dice sempre che è una grande fortuna avere un’azienda a Montalcino, in una delle zone più vocate d’Italia e del mondo. Lei rappresenta la settima generazione di una famiglia che ha avuto sempre a cuore i vini di alta qualità, e ne sono una testimonianza i territori che ha scelto. Montalcino per lei è un piccolo gioiello, qualcosa a cui tiene tantissimo”.