Dalla mezzadria al miracolo del Brunello, in un angolo di mondo meraviglioso: la storia di Mocali

Per arrivarci bisogna percorrere per un paio di chilometri una strada bianca immersa nel bosco, tra corbezzoli e lecci. “Chi viene la prima volta pensa di essersi perso, poi all’improvviso salta fuori la nostra azienda”, racconta Alessandra Mililotti, proprietaria assieme al marito Tiziano Ciacci di Mocali, zona sud-ovest di Montalcino. “Lo definisco il nostro paradiso, si gode di un bellissimo panorama tra i vigneti di Brunello, i laghetti di Tavernelle, il Castello di Argiano e la Maremma. Quando c’è bel tempo si vedono anche le pale eoliche di Scansano”. Mocali è frutto della tenacia e della lungimiranza del nonno di Tiziano, Dino Ciacci, che faceva il mezzadro nelle terre di Argiano. Terre che nel 1956 acquistò, “perché era uno di quelli che credeva fortemente alle potenzialità del territorio”, spiega Alessandra. E infatti Dino è uno dei fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, nel 1967.

Inizialmente dedicata ad altre attività (bestiame, olio e seminativo), Mocali comincia ad indirizzarsi verso il mondo del vino a metà anni Ottanta, con l’arrivo del nipote Tiziano Ciacci. Viene costruita la cantina, vengono impiantati nuovi vigneti (adesso siamo a 13, tutti a Sangiovese, di cui 6 a Brunello) e nel 1990 esce la prima annata di Brunello di Montalcino. Oggi le bottiglie di Brunello prodotte annualmente sono 40.000, di cui 2.000 di Riserva nelle annate eccezionali e 6.000 di una selezione che proviene dal vigneto più vecchio, Vigna Raunate, nella zona vicina a Tavarnelle, costeggiata da una pineta dove sono stati trovati i resti di antiche fornaci attive nei secoli passati per la produzione di calce. “Il nome deriva dal ruscello chiamato Raunate che scorre vicino al vigneto”, rivela Alessandra.

Mocali esporta il 90% del prodotto, principalmente in Usa e Canada e a seguire Europa ed Asia. “Quest’anno il calo c’è stato, i mercati si muovono ancora ma in fase ridotta. Però il Brunello 2015, fortunatamente, è una grande annata e, anche se più lentamente lo venderemo tutto ugualmente”. L’ottimismo e la fiducia, a Mocali, sono di casa. Soprattutto adesso che sta entrando in azienda il figlio Nicholas, mentre l’altra figlia, Pamela, è già da tempo che ha scelto di proseguire la tradizione di famiglia. Perché è difficile resistere a questo paradiso.